Marta nella corrente di Elena Rausa

copertina del libro di Marta nella corrente di Elena Rausa
Copertina del libro Marta nella corrente

Sapevo che mi sarebbe piaciuto. Era un libro fortemente consigliato da una persona speciale (mia sorella). Ma non immaginavo così tanto. Ora dopo averlo finito in tre giorni, mi sento già “orfana” di Marta nella corrente.  La storia è quella di una bambina, Marta, che a soli sette anni, a causa di un incidente stradale, perde la mamma che è anche tutto il suo mondo poiché lei un papà non l’ha mai avuto: così ha inizio la vicenda che, pagina dopo pagina, si rivela sofferta e toccante.

Con la morte della mamma se ne va via anche la voce di Marta: lei non vuole più parlare, trafitta da un immenso dolore che si fa inesplicabile perché tanto si cela, nella mente della piccola, dietro quella morte. Ruotano attorno alla bambina tante figure: l’unica a lei legata da parentela è il nonno materno, Aldo Fantini, vedovo, sessantenne in pensione, che della nipote non conosceva neppure l’esistenza perché la sua unica figlia, Bruna, s’era allontanata da casa poco dopo la morte della madre; c’è poi Emma Donati, psicologa stimata, moglie di un primario, non più giovane ma sollecita poiché attenta ai bisogni dei pazienti e, infine, la famiglia Parisi costituita da mamma, papà e tre figli, cui Marta viene data in affido temporaneo.
Ognuno, con l’arrivo della piccola, vedrà la sua vita cambiare e tutto ciò avverrà per Marta, chiusa in quel mutismo ostinato per non dire, per non rivelare quanto male faccia aver perso la mamma. Marta, con la sua presenza, con i suoi sguardi, con il suo silenzio, sarà motivo di cambiamento e anche di riscatto per alcuni fra i personaggi principali.

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