La vita gioca con me – David Grossman

Giusto premettere prima che recensisca ‘La vita gioca con me’ dire che io per David Grossman ho una ammirazione sconfinata. A parte avere amato, letto e riletto, regalato i suoi libri, come ‘Qualcuno con cui correre’  ‘Che sia per me coltello’ o ‘A un cerbiatto somiglia il mio amore’ , in un certo periodo della mia vita – quando avevo tempo – raccoglievo anche gli articoli che scriveva per Repubblica.

Potete quindi immaginare la mia emozione quando sono andata alla presentazione del suo libro a Milano, in una serata piovosa e autunnale tra l’altro non particolarmente riuscita, in quanto in sala ci fu anche un malore di un presente. Ma nonostante tutto quando me lo trovai davanti per il firma copie fu una grande emozione.

Questo per dire che anche se questo romanzo non lo metto tra i miei preferiti, comunque l’ho apprezzato per la sua scrittura sempre magistrale e per la pienezza dei sentimenti che è capace di raccontare.

E’ la storia di una donna, tra l’altro realmente esistita, Vera, e di sua figlia Nina, che vivono una vicenda terribile entrambe. Il libro si svolge nella cosiddetta resa dei conti: dopo una vita di infelicità la figlia Nina vuole che la madre le racconti finalmente cosa è successo in Iugoslavia;  che la renda partecipe della vita della madre, quando, giovane ebrea croata, si innamorò di MiloŠ, figlio di contadini serbi senza terra. E di quando MiloŠ venne imprigionato con l’accusa di essere una spia stalinista. Vuole sapere perché Vera fu deportata nel campo di rieducazione sull’isola di Goli Otok, abbandonando lei, Nina, all’età di sei anni e mezzo.

Questa ricerca del proprio passato, si svolge poi attraverso un viaggio, dove l’obiettivo non è arrivare alla meta, ma la strada per arrivare ad essa.

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